Una giornata a Collepardo tra grotte e Certosa

Il borgo di Collepardo, costruito su uno sperone dei Monti Ernici e ricco di grotte e cavità carsiche, presenta un aspetto tipicamente medievale con le case, i vicoli e le piazzette che sono raggruppati attorno al Palazzo comunale ed alla Chiesa parrocchiale  del XV sec..

Tutto intorno una circonvallazione panoramica, con resti dell’antica cinta muraria, nella quale si aprono tre porte e si distaccano sei torri.

    Una giornata a Collepardo tra grotte e Certosa

    Descrizione

    Il borgo di Collepardo, costruito su uno sperone dei Monti Ernici e ricco di grotte e cavità carsiche, presenta un aspetto tipicamente medievale con le case, i vicoli e le piazzette che sono raggruppati attorno al Palazzo comunale ed alla Chiesa parrocchiale  del XV sec..

    Tutto intorno una circonvallazione panoramica, con resti dell’antica cinta muraria, nella quale si aprono tre porte e si distaccano sei torri.

    All’interno interessanti i portali di molte case, le bifore e l’antica Rocca dei Colonna (sec. XIV), che si fregia di un magnifico portale del 1606 costruito dalla famiglia Tolomei di Siena.

    A poca distanza dal centro abitato sorgono le Grotte dei Bambocci che devono il loro nome alla grotta principale. Qui, infatti, le numerose stalattiti, per la loro forma richiamano quella dei pupazzi (bambocci). Lo spettacolo offerto dalle stalattiti e stalagmiti è di un fascino veramente ineguagliabile. Conosciute anche con il nome  di Grotte della Regina Margherita (in onore della visita della sovrana nel 1904) le Grotte di Collepardo, dopo un lungo periodo di chiusura sono di nuovo riaperte al pubblico. Le visite vengono effettuate su prenotazione con l’accompagnamento di guide turistiche specializzate.

    Nelle immediate vicinanze dell’abitato di Collepardo, possiamo ammirare le meraviglie del Pozzo d’Antullo o Santullo. Questa è una grandiosa voragine di origine carsica (diametro superiore di circa 140 m, perimetro superiore 370 m, profondità circa 60 m) creatasi a seguito dello sprofondamento della volta di una grotta. Attualmente il punto più depresso della cavità e a -43 m, dove tra grandi massi franati dalla volta le acque piovane scompaiono in un cunicolo, impraticabile anche per gli speleologi. Le pareti strapiombanti presentano numerose stalattiti interessate ancora da stillicidio, alcune delle quali sono curve, generate probabilmente dal vento proveniente dai cunicoli laterali, che modifica la deposizione dei cristalli di calcare. Il fondo è coperto da una ricca e lussureggiante vegetazione, con alberi alti fino a 20 metri. Secondo un’antica tradizione e fino a qualche decennio fa dai pastori vi venivano calate le pecore e lasciate per mesi a pascolare. La voragine ha ispirato curiose leggende: una di esse narra che nel luogo dove è situato il pozzo, un tempo ci fosse un’aia dove alcuni contadini miscredenti, non onorando la festività della Madonna dell’Assunta, vollero battere il grano anche in questo giorno sacro. Per punirli la divina provvidenza fece sprofondare l’aia, dando vita all’enorme cavità.

    Nel territorio circostante Collepardo troviamo anche altre attrazione artistiche e storiche come la Certosa di Trisulti, uno dei luoghi di culto più suggestivi e mistici del Lazio.

    Le sue origini risalgono all’anno Mille, quando S. Domenico da Foligno, monaco benedettino, fondò in questo posto di selvaggia bellezza e solitudine, già luogo di eremitaggi, come ci testimonia la vicina mistica grotta della Madonna delle Cese, incavata nella montagna e costruita sotto un’alta rupe, un monastero dedicato a S. Benedetto. Per volere del papa anagnino Innocenzo III, nel 1204 l’abbazia e i beni passarono ai Certosini, che curarono la costruzione di un nuovo monastero più conforme alla loro vita e regola monastica. Il cenobio è un complesso organico di edifici, viali e giardini in un breve piazzale che si affaccia su una voragine boscosa. Su questo piazzale troviamo l’antica Foresteria in stile romanico-gotico, detta “Palazzo di Innocenzo III”, che infatti qui amava soggiornare, ed è oggi sede dell’importante biblioteca che vanta oltre 36.000 volumi. Di fronte sorge la chiesa abbaziale dedicata a S. Bartolomeo. Rimaneggiata nel corso dei secoli, è di stile settecentesco, con facciata neoclassica. L’interno ad una navata è divisa da un’iconostasi in due parti, quella dei conversi e quella dei Padri, secondo la peculiare caratteristica della chiesa certosina; in ambedue notevoli sono i cori in legno. Alle pareti si possono ammirare i dipinti di Filippo Balbi, mentre la volta a botte è decorata con affreschi di Giuseppe Caci. Mirabili sono i due chiostri.

    Il più piccolo racchiude il cimitero certosino, a sinistra del quale si apre la sala capitolare (con pavimento ad intarsio sul fondo di noce scuro), sulle cui pareti si ammirano otto quadri sulla Maddalena, probabilmente opera del Caci. Il grande chiostro, del 1700, invece, si trova su un piano più basso rispetto a quello della chiesa, ed è di stile Rinascimentale. Un’attenzione particolare va anche rivolta alla sagrestia, notevole per i suoi mobili in noce di scuola certosina e per gli affreschi realizzati nella volta che rappresentano la vita della Vergine. Gioiello della Certosa è la Farmacia, sistemata in una palazzina con antistante giardino caratterizzato da siepi di bosso, modellate in forme curiose dai stessi frati, un tempo orto botanico. Essa fu realizzata nel secolo XVIII, ma da sempre i monaci della Certosa hanno raccolto sulle montagne circostanti erbe con cui preparare medicamenti, unguenti, droghe che riponevano in vasi di terracotta maiolicata. Questi si possono ancora ammirare ben allineati in una delle due deliziose salette.
    Ancora oggi permane la produzione di liquori tradizionali. Le sale della farmacia sono arredate con mobili settecenteschi e belle scaffalature in legno, sulle quali appaiono in bella mostra scatole di faggio e vasi in vetro e ceramica. Singolare è la decorazione pittorica, soprattutto del cosiddetto, salottino del Balbi, il salotto d’attesa che ha preso il nome del principale decoratore dell’intero complesso, il pittore napoletano Filippo Balbi, che fra il 1857 e il 1865 soggiornò a lungo nella Certosa per rifugiarsi dall’assedio borbonico ed eseguì numerosi dipinti. L’attenzione del visitatore è però attirata dalle volte a crociera della sala principale della spezieria, decorata sul finire del Settecento da Giacomo Manco in stile pompeiano, in ossequio alla moda esplosa dopo i primi ritrovamenti di pitture in Pompei ed Ercolano. Infine, sempre nella Farmacia, si può ammirare un suggestivo dipinto del Balbi, a grandezza naturale, raffigurante Frà Benedetto Ricciardi, direttore della Farmacia fino al 1863 anno della sua morte.

    Questo dipinto, per gli abili giochi di prospettiva, mostra un’impronta di forte realismo. Per tutte queste particolarità, per la varietà di stili e di temi, per l’importanza storica ed artistica, la Certosa di Trisulti, abitata e gestita dai padri Cistercensi dal 1947, fu dichiarata Monumento Nazionale nel 1890.

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