Piazze e Monumenti

Piazza di Spagna, Fontana di Trevi, Pantheon, Piazza Navona…quanta abbondanza c’è!

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    Piazza di Spagna, Fontana di Trevi, Pantheon, Piazza Navona…quanta abbondanza c’è!

    La Piazza di Spagna è tra le più famose del mondo e tra le più monumentali di Roma, e la sua fisionomia si venne delineando tra la fine del ‘400 e l’800. Disposta su l’asse Via del Babuino e Via dei Due Macelli e a fondale della Via Trinitatis, fino al XVII secolo fu chiamata Platea Trinitatis dalla chiesa che la domina, ma oggi conosciuta come Piazza di Spagna per il palazzo dell’ambasciatore di quella nazione. La piazza, che mantiene sostanzialmente il suo aspetto sei-settecentesco, presenta la caratteristica forma a farfalla con due triangoli aventi vertice in comune. Ai piedi della scalinata, che conduce alla Chiesa di Trinità dei Monti e al centro della piazza, troviamo la celeberrima Fontana della Barcaccia realizzata nel 1629 da Piero Bernini e Gian Lorenzo Bernini come ricordo dell’alluvione del Tevere del 1598: essa rappresenta una barca simmetrica semi sommersa e leggermente sotto il livello del terreno. La scalinata, invece, venne realizzata per Innocenzo XIII da Francesco de Sanctis nel 1723 per ovviare al dislivello tra l’ambasciata sottostante e la chiesa soprastante andando a sostituire i viali alberati che salivano sul colle pinciano.

    La più celebre fontana nel Mondo, la Fontana di Trevi, iconizzata da film come “La dolce vita” in cui la bellissima Anita Ekberg recita la frase “Marcello (Mastroianni) comes here”, è stata realizzata nel 1735 dall’architetto Nicola Salvi, dopo un progetto iniziato ben un secolo prima dal celebre Gian Lorenzo Bernini.
    La fontana, come la conosciamo oggi , infatti, iniziò a prender corpo con Urbano VIII (1623-44), il quale decise di sostituire quella già esistente, affidandone i lavori appunto al suo architetto di fiducia. Questi presentò diversi progetti, tutti costosissimi, a causa dei quali papa Barberini aumentò talmente le tasse sul vino che Pasquino sentenziò: “Per ricrear con l’acqua ogni romano / di tasse aggravò il vino papa Urbano”.
    Ma stavolta i romani fecero il muso duro e Bernini si dovette accontentare di ciò che aveva già smantellato. Urbano VIII e il Bernini morirono senza che la fontana fosse stata ultimata: in quel periodo era soltanto un grosso lavatore con un vascone dinanzi e niente più. Più di un secolo dopo anche papa Clemente XII (1730-1740) volle sostituire la fontana con un’altra monumentale e, a tale scopo, invitò i migliori artisti dell’epoca a presentare i progetti. Tra tutti i bozzetti inviati fu scelto quello del romano Nicola Salvi, di evidente ispirazione berniniana. I lavori proseguirono durante il pontificato di Benedetto XIV e si conclusero con Clemente XIII, il quale inaugurò la fontana il 22 maggio 1762, anche se il Salvi, morto prematuramente, non riuscì ad ultimare l’opera, che invece fu portata a termine da Giuseppe Pannini. La grande fontana copre tutto il lato minore di Palazzo Poli per una larghezza di 20 metri su 26 di altezza. Il prospetto è costituito da un grande nicchione centrale con la calotta a cassettoni, fiancheggiato da un ordine di quattro colonne corinzie che sorreggono un grandioso attico sovrastato dallo stemma di Clemente XII e coronato da una balaustra con quattro statue che simboleggiano le quattro stagioni. Nel fronte dell’architrave vi è l’iscrizione: “CLEMENS XII PONT. MAX. AQUAM VIRGINEM COPIA ET SALUBRITATE COMMENDATAM CULTU MAGNIFICO ORNAVIT ANNO DOMINI MDCCXXXV PONT. VI“. Al di sotto dell’architrave corre un fregio con l’epigrafe che ricorda i lavori effettuati per merito di Benedetto XIV. Dall’interno del nicchione centrale si erge imponente la statua di “Oceano” sopra un carro a forma di conchiglia, trainato da due cavalli marini, uno placido e l’altro agitato, a simboleggiare i due aspetti del mare, e guidati da altrettanti tritoni.
    Ai lati del nicchione centrale vi sono due nicchie laterali, nelle quali vi sono collocate due statue raffiguranti l’Abbondanza (a sinistra) e la Salubrità (a destra), sormontate da due bassorilievi raffiguranti, rispettivamente, uno la leggenda di Agrippa che approva il progetto dell’acquedotto e l’altro la vergine romana che indica ai soldati assetati le sorgenti dell’acqua.

    Il Pantheon è uno dei monumenti romani più celebri per stato di conservazione, grandiosità e sapienza costruttiva, oltre che per la singolare tipologia che contamina la cella rotonda a cupola di tipo termale con il tradizionale pronao a timpano. Il tempio primitivo, di cui si conservano tracce a 2 mt sotto il piano del portico e che aveva pianta rettangolare, fu costruito nel 27 a.c. da Marco Vipsanio Agrippa, generale di Augusto e dedicato a tutti gli déi, greci e romani (in greco antico: Πάνθεον [ἱερόν], Pántheon [hierón], «[tempio] di tutti gli dei»). L’imperatore Adriano lo ricostruì nel 118 con la forma rotonda che conosciamo oggi, riproponendo nella fronte l’iscrizione originaria ma i lavori terminarono solo nel 202 sotto gli imperi di Settimio Severo prima e di Caracalla poi. Venne abbandonato per alcuni secoli fino a che nel 608 l’imperatore Foca lo cedette al papa Bonifacio IV che lo ha dedicato alla Madonna e ai Martiri. Il pronao consta di 16 colonne monolitiche in granito grigio e rosa ed alte 13 metri ed ai lati del portale ci sono due nicchie che, in origine, erano destinate alle statue di Agrippa e di Augusto, L’interno è articolato in sette nicchie alternativamente rettangolari e semicircolari; al di sopra la grande volta è decorata da cinque ordini di cassettoni, 28 per ordine, che vanno restringendosi verso l’alto, dove si apre l’occhio di 9 metri di diametro e orlato di bronzo, che costituisce l’unica apertura.

    Piazza Navona è uno dei più spettacolari complessi urbanistici della Roma barocca. La forma e le dimensioni derivano dallo Stadio di Domiziano (alcuni resti dello stadio sono ancora inglobati nei palazzi che circondano la piazza),  costruito prima dell’86 con una capienza di circa 30000 spettatori. lungo 275 metri e largo 206 metri. Sullo stadio sorsero dall’VIII secolo alcuni oratori, alla metà del XIII case e torri. Nel Rinascimento vi si edificarono case e palazzi dove dal 1477 fu trasferito il mercato del Campidoglio e che fu immattonata sotto Innocenzo VIII. Il nome della piazza deriverebbe, per corruzione, dai giochi agonalis (agone, in agone, navona) che vi si tenevano. La fontana del Moro è la prima delle tre che, alimentate dall’Acqua Vergine, la ornano: è cosiddetta dalla statua dell’etiope in lotta con un delfino e realizzata nel 1654 da Antonio Mari su commissione di Olimpia Maidalchini. La fontana dei Fiumi fu eretta nel 1651 da Gian Lorenzo Bernini, che si conquistò così il favore di Innocenzo X, ed è sormontata da un obelisco proveniente dal Circo di Massenzio: nel mezzo del bacino sorge il basamento a scogliera tetrapode con un leone ed un cavallo che si abbeverano; agli angoli siedono le personificazioni colossali del Nilo, del Gange, del Danubio e del Rio de la Plata, ai gesti delle quali la tradizione attribuisce significati di rivalità tra Bernini e Borromini. La fontana del Nettuno era detta dei Calderari, per via dei venditori di castagne che la circondavano, e rimase disadorna finchè non vi fuorno collocate le sculture nel 1878 ovvero Nettuno in lotta con una piovra e Nereidi, putti e cavalli marini.

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