La Via Sacra a Rocca di Papa

A volte intraprendere un cammino vuol dire lasciare ciò che si conosce per andare incontro a realtà nuove. Se poi il cammino si inoltra in boschi secolari, ulteriori valenze si aggiungono: è l’esperienza della “selva oscura” di Dante, che provoca un iniziale smarrimento per poi lasciarci letteralmente sbalorditi per la sua spettacolarità.

Ed è nel verde dei boschi che circondano Rocca di Papa, che troviamo la Via Sacra, conosciuta anticamente come via Albana o via Trionfale, ritenuta “la più vecchia e la più nobile delle vie d’Italia”.

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    A volte intraprendere un cammino vuol dire lasciare ciò che si conosce per andare incontro a realtà nuove. Se poi il cammino si inoltra in boschi secolari, ulteriori valenze si aggiungono: è l’esperienza della “selva oscura” di Dante, che provoca un iniziale smarrimento per poi lasciarci letteralmente sbalorditi per la sua spettacolarità.

    Ed è nel verde dei boschi che circondano Rocca di Papa, che troviamo la Via Sacra, conosciuta anticamente come via Albana o via Trionfale, ritenuta “la più vecchia e la più nobile delle vie d’Italia”.

    Si tratta dell’antica strada albana, poi lastricata dai Romani nel VII secolo a.C. e detta “sacra” perché conduceva al tempio di Giove Laziale, dove si celebravano le ferie latine, ovvero feste a carattere religioso, e i trionfi dei generali romani. Qui forse si tennero i primi trionfi dei capi della lega latina tra V e IV sec. a.C. quando ancora tentavano di opporsi all’egemonia romana. Questa importante cerimonia, che si mantenne inalterata per tutta l’età imperiale, non evidenzia solo un generico dovere cultuale di Roma nel confronti di Giove Laziale e dell’antico santuario federale dei Latini, ma deriva principalmente dal preciso obbligo di onorare e venerare per sempre due entità contigue e indissolubili: il mons Albanus e Alba Longa, il luogo in cui la tradizione pone la nascita di Romolo – il fondatore di Roma – e con lui tutte le principali leggende e tradizioni della Civiltà Latina.

    La via Sacra, larga 2 metri e mezzo, è tutta pavimentata con basoli di pietra lavica: i grandi lastroni di pietra con la faccia superiore levigata e di forma variamente poligonale, e la parte inferiore a cuneo in modo da penetrare stabilmente nel terreno.

    L’inizio della via cerimoniale è preceduto dall’apparato sostruttivo, eseguito in modo molto accurato mediante l’impiego di grandi blocchi di tufo dalle superfici bugnate, forse costruito per sorreggere sia la scarpata che la strada dopo il tornante e si sospetta possa costituire anche la delimitazione sacrale del lucus, il bosco sacro a Giove Laziale, visto che su alcune pietre sono incise le lettere N e V, probabilmente a significare “Numinis Via”.

    Scolpito sul basolato, in direzione della cima di Monte Cavo, troviamo addirittura un primo simbolo fallico; e un secondo “fallo” s’incontra a poche decine di metri dall’incrocio con la strada asfaltata: il principio maschile, la forza primigenia, il culto della grande madre. In presenza del fallo di pietra si celebravano i riti di fertilità della Natura in senso lato. Come ritroviamo anche a Pompei o ad Ercolano.

    Nel percorrere questa strada, si prova un’emozione particolare perché è completamente immersa nel bosco, con i castagni che formano una verde galleria naturale, e ci si può riposare in un breve piazzale, largo sei metri (quattro passi romani) dove si sospetta potessero sostare i mezzi di trasporto (come le carruche ad esempio, le “auto blu” del tempo) usati dai consoli e magistrati che annualmente si recavano, nel mese di gennaio sulla vetta per partecipare alle cerimonie e indire la data delle ferie latine.

    La Via Sacra domina un panorama imponente e da una sua caratteristica terrazza, detta popolarmente “occhialone”, è possibile ammirare contemporaneamente i due laghi vulcanici dei Castelli Romani, quello di Albano e quello di Nemi. Nelle giornate limpide, oltre a poter ammirare la campagna e il litorale romano sino al Circeo, è possibile vedere le Isole Pontine.

    La si può definire una sorta di via Appia Antica, più famosa e definita la Regina Viarum, madre di tutte le strade che portavano a partivano da Roma, ma, a differenza di questa, non procede dritta, e si intorcina, si irripidisce, per superare alcune centinaia di metri di dislivello e giungere sulla seconda cima dei Castelli Romani, il Monte Cavo, a quasi mille metri di quota.

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