Ghetto ebraico

E’ tra i più antichi ghetti del mondo, creato il 12 luglio del 1555, e sorto quarant’anni dopo quello di Venezia che è invece il primo in assoluto al mondo. Il termine deriva da quello della contrada veneziana “gheto” ove gli ebrei in città furono costretti a risedere; ma un’altra tradizione lo vuole legato all’ebraico “ghet” che significa invece separazione.

    Ghetto ebraico

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    E’ tra i più antichi ghetti del mondo, creato il 12 luglio del 1555, e sorto quarant’anni dopo quello di Venezia che è invece il primo in assoluto al mondo. Il termine deriva da quello della contrada veneziana “gheto” ove gli ebrei in città furono costretti a risedere; ma un’altra tradizione lo vuole legato all’ebraico “ghet” che significa invece separazione.

    Nel 1555 papa Paolo IV con la bolla “Cum nimis absurdum” revocò tutti i dirirtti concessi agli ebrei romani ed ordinò l’istituzione del ghetto, chiamandolo “serraglio degli ebrei” e creandolo affianco al Teatro Marcello poiché in questa zona la comunità ebraica vi dimorava prevalentemente e ne costituiva la maggioranza della popolazione. Oltre all’obbligo di risiedere all’interno dell’area loro dedicata, gli ebrei dovevano portare un distintivo che li rendesse sempre riconoscibili: un berretto gli uomini; un segno rosso le donne. Veniva loro proibito di esercitare qualsiasi commercio ad eccezione di quello degli stracci e dei vestiti usati. Li si proibiva di avere beni immobili e dunque il loro avere consisteva prevalentemente in oro e denaro, tanto da affermarsi successivamente come i più validi banchieri a cui guardavano gli stessi pontefici per i prestiti.

    Inizialmente il ghetto aveva due porte che venivano aperte all’alba e chiuse al tramonto; con l’aumento della popolazione ebraica, le porte divennero prima tre, poi cinque ed infine otto. Le case erano alte a causa della forte densità abitativa ed avevano porte di comunicazioni o ponte sopraelevati per facilitare fughe in occasione delle prevaricazioni dei “gentili” (come quelle che avvenivano durante il carnevale romano quando sia andava a caccia di ebrei).

    Dal 1586 al 1825 la popolazione crebbe a dismisura, creando non pochi problemi a livello socio sanitario.

    Fu solamente il 17 Aprile del 1848 che papa Pio IX ordinò l’abbattimento del muro che circondava il Ghetto e la conseguente emancipazione della popolazione ebrea.

    Oggi vi si accede dal cosiddetto Portico di Ottavia, monumento eretto da Quinto Cecilio Metello nel 146 a.c. e restaurato da Augusto per la sorella Ottavia nel 27 a.c.: era costituito da un portico doppio, largo 119 metri e lungo 132 che racchiudeva il preesistente tempio di Giunone Regina e di Giove. Fino all’abbattimento del Ghetto, fu sede della pescheria della città (una lapide ricorda il curioso privilegio dei Conservatori di ottenere le teste dei pesci che superavano la lunghezza prefissata) che ancora oggi appare nel gradino di entrata della Chiesa di Sant’Angelo in Pescheria.

    A sinistra di Via del Portico d’Ottavia, si apre Piazza delle Cinque Scole che trae il nome dalle scuole (Tempio, Siciliana, Castigliana, Nova e Catalana) raccolte nel tempio ebraico un tempo qui prospettante. Al termine della via, a destra, si giunge a Piazza Mattei al cui centro vi è l’elegante composizione  eseguita nel 1581 su disegno di Giacomo della Porta e che consta di un basamento mistilineo con cartigli reggente quattro conchiglioni marmorei, sui quali poggiano, tramite delfini, altrettanti efebi che spingono tartarughe ad abbeverarsi nel catino superiore, ornato con teste di putti. Le tartarughe furono aggiunte postume, forse dal Bernini, nel 1658.

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