Ritorniamo a dar voce alle “statue parlanti”

Oggi come ieri.

Con un crescente malcontento visto il perdurare dei tempi.

E sarebbe proprio il caso di tornare a farle parlare le “statue parlanti” della città fatte di divinità, eroi epici, rappresentanti della Roma dei Cesari, semplici acquaioli o satiri spaventosi che non le mandavano a dire di certo.

Quando, nottetempo, venivano impreziosite da versi di protesta, invettive in rima o poesie cariche di risentimento. Laico o clericale che fosse.

Le pasquinate le chiamavano (in onore a Pasquino, la statua che “parlava” di più), non venivano direttamente dal popolino ma erano frutto di una mente colta che ne sapeva di metrica e latino. Che però, metteva semplicemente “in bella” ciò che la gente ringhiava per strada in dialetto.

Il primo a parlare fu un tozzo di marmo antico, Pasquino appunto.

Piantato su uno spigolo di Palazzo Braschi, tanto ebbe da dire sulle malefatte di papa Alessandro Borgia nel 1501 e, pensate, addirittura negli anni ’30 del 1900, fu utilizzato per ridire di Hitler nella sua visita a Mussolini:

“Povera Roma mia de travertino

t’hanno vestita tutta de cartone

pe’ fatte rimirà da n’imbianchino”.

Scoprire l’amore eterno a Roma

Roma, la città eterna.

La città dove il cuore scoppia ad ogni angolo.

Dove camminare a mano a mano sembra una cosa così magica nella sua totale semplicità. E magari, i più romantici arriveranno così, mano nella mano, davanti l’ingresso di Villa Giulia per una visita al Museo Nazionale Etrusco. E a quello che è il suo capolavoro più conosciuto. Testimonianza unica di amore eterno, di relazione a lungo termine, rispetto e sempiterna alleanza.

Un esempio di sodalizio indissolubile che risale a duemilacinquecento anni fa.

Lei, sdraiata sul triclinio (anzi il Kline, per dirlo alla etrusca), si appoggia dolcemente sul petto del suo compagno e sorride. Lui, sdraiato dietro di lei, la cinge con un braccio e sorride anche lui.

Il Sarcofago degli Sposi, oltre ad essere un frammento eclatante della raffinatezza della civiltà etrusca, emerso fra i tumuli della Necropoli della Banditaccia a Cerveteri, è un’opera d’arte dal valore assoluto e simbolo appunto dell’amore eterno.

E’ la perfezione di due “padroni di casa”, morbidi e rigidi allo stesso tempo, che ci guardano e si fanno guardare, si amano e sono riamati, con lo sguardo rivolto nella stessa direzione e consapevoli di non lasciarsi più.

La salita discesa dei Castelli Romani e il gioco della bottiglia

La salita discesa dei Castelli Romani e il gioco della bottiglia è un fenomeno che, per molto tempo, è stato considerato ai limiti del paranormale: quella che sembra a tutti gli effetti una salita rettilinea è in realtà una discesa.

La riprova è data dal fatto che ogni cosa lasciata libera di rotolare sul suolo prosegue nella direzione opposta a quella immaginata, quasi come fosse guidata da una forza oscura  http://www.lazionascosto,it

Il fatto si svolge tra Ariccia, Rocca di Papa e Grottaferrata nei Castelli Romani

Inutile aggiungere che, soprattutto negli scorsi decenni, la salita discesa dei Castelli Romani venisse classificata come una vera e propria stregoneria o, addirittura, un’opera del diavolo.

I molti turisti, ma anche semplici passanti che hanno voluto testare dal vivo l’effetto sono ricorsi all’esperimento più banale che possa venire in mente: poggiare una bottiglia di plastica sul suolo lasciandola libera di prendere una direzione oppure lasciare la macchina a folle. La direzione ovviamente, è sempre opposta a quella immaginata e, secondo il nostro punto di vista, procede in salita.

La spiegazione invece è molto più semplice: alcuni studi scientifici hanno infatti dimostrato che il fenomeno è generato da una complessa illusione ottica. Quella che all’occhio umano appare come una salita, in realtà è una strada che prosegue in leggera discesa.

I Castelli Romani e la prima cassetta della posta a Castel Gandolfo

 Si chiama l’altra Roma ed è quella detta de Li Castelli, che fa da polmone verde alla Capitale.

Sono i paesi incastonati tra i Colli Albani, famosi per la bellezza dei paesaggi, per i boschi, per i laghi e le sontuose ville, detti Castelli Romani , e conosciuti anche per la cucina e gli ottimi vini.

Per secoli i Castelli Romani hanno affascinato illustri viaggiatori come Stendhal, Byron, Goethe.

Ed ancora oggi hanno tantissime curiosità da essere svelate. Che giorno dopo giorno, noi vi proporremo.

Ad esempio, sono in pochi a sapere che la prima cassetta delle lettere è stata inventata nel piccolo borgo di Castel Gandolfo.

Era il 1820 e l’unico centro di giacenza della posta nei Castelli Romani era ad Albano Laziale. dove veniva ritirata da un incaricato per essere smistata. Costui essendo analfabeta e, quindi, non potendo leggere indirizzi o destinatari, aveva delle enormi ed ovvie difficoltà a svolgere correttamente il suo lavoro. Fu così che i priori di Castel Gandolfo stilarono un progetto che includeva il prelievo della posta da Albano,il trasporto e la consegna ai destinatari castellani e la raccolta in paese per le spedizioni.

Tale progetto proponeva l’istituzione di una cassetta postale mobile con coperchio, fessura e chiusura a chiave con cui fare la spola tra i due Comuni.